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Ho sempre detto che comici e preti si nasce. Uno sente una vocazione: o dalla santa Trinità o dalla santa bischeraggine. Io sono stato sempre illuminato dalla seconda. Sin da bambino volevo fare l'attore e alle feste con i parenti ero il primo che montava sulla seggiola per recitare la poesia di Natale. All'asilo addirittura organizzavo le recite. Rovesciando la cattedra facevo finta che fosse una grotta e facevo Natale anche se eravamo al 12 giugno. [BIOGRAFIA] |
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Ho
sempre provato un divertimento assoluto nel divertire e far ridere.
Anche a scuola pur di far ridere prendevo 4 o 5. Quando dovevo fare il riassunto
dei Promessi Sposi (ero veramente ai miei primi spettacoli) improvvisamente,
come da tormentone ormai conclamato - tutta la classe lo sapeva - io facevo
arrivare i Bravi, anche quando non c'entravano niente. E tutti ridevano
e io prendevo 5 o 4. [TRE MUCCHE IN CUCINA] |
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![]() Ceccherini in Fuochi d'artificio (1997) |
Il comico
è la cosa più semplice da iniziare a fare. Con
tutti i cabaret e gli spettacoli di piazza che puoi fare, tu sali, ti danno
un microfono e provi a fare delle cose. Se funzionano, bene, non muore nessuno,
anzi, tanto meglio, si divertono; se non funziona cambi mestiere oppure
diventi autore. Io ho iniziato facendo l'imitatore. [OPERA] |
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![]() Pesci, Pieraccioni e Frigoriferi, 30 novembre 1993 |
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I toscani hanno un modo di vedere la vita, le situazioni e i personaggi in maniera disincantata e assolutamente "sghimbesciata". Non prendono mai le cose di petto, ma sempre tentando di smussare gli angoli, che è il modo della commedia di far ridere su tutto. |
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| Io ho sempre
detto che mi sento un cabarettista prestato al cinema, perché tutto quello che faccio nel cinema lo faccio raccontato, come se fosse uno spettacolo. |
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